Duplice fu la discendenza di Prajapati,
gli dei e i demoni.
Di questi più giovani erano gli dei,
più antichi i demoni.
Tra essi nacque contesa per i mondi.
[...]
Questa divinità si chiama Dur.
Lontano (duram) da essa infatti si trova la morte.
E lontana sta la morte da colui che così conosce.
Questa divinità,
avendo allontanato dalle altre divinità
quel male che è la morte, [lo]
fece allora andare alla fine dei mondi.
Là depose i loro mali.
Perciò non bisogna recarsi presso popoli stranieri,
non bisogna andare in capo al mondo,
perché non si corra dietro alla morte,
al male.
1. Iper-modernità liquida: dissidi e complicate negoziazioni
Prima mi cerca Ralf.
Lui vorrebbe andare in Qualido.
Mi accordo con lui.
Poi incontro Dario che mi dice che Ralf, che sta tenendo il corso roccia dell'Ugolini a metà con lui [nel senso che, quando uno arrampica, l'altro è a lezione con i due corsisti che seguono entrambi], domenica prossima dovrebbe essere di turno al corso.
Quindi mi dice che Ralf domenica non potrà.
E mi rilancia "Pale di San Lucano".
Per ultimo arriva Andrea che, da abile "commerciale", riesce a convincermi che questo è il we buono per il Casarotto.
Troppa grazia...
Alla fine decidono gli impegni per Ralf e la meteo per la destinazione e il socio.
Dato che le previsioni dicono che domenica ci saranno le prove per il diluvio universale prossimo venturo, niente Pale.
Quindi, con Dario e Andrea, in un primo momento si decide per il Croz dell'Altissimo, sabato.
Poi, siccome sabato danno piogge un po' qua e un po' là su tutte le Alpi, optiamo per altro.
In questi casi l'unica meta che dia buone probabilità di non prendere acqua è Arco. Ibi nos ibimus...
Eccettuato Andrea, che vuole vie ingaggiose e tassativamente non ad Arco [ne ha la nausea].
Dario e io optiamo per una via da pensionati, stile pedalata: io sono ancora convalescente per una fastidiosa bronchite che mi sono preso la scorsa settimana [andando in giro in bici sotto la pioggia] e debole per il solito eccesso di lavoro, in un momento nel quale al tempo stesso so che non posso abbandonare le - impegnative - commesse che sto seguendo, che il lavoro di progettazione portato avanti al riguardo avrà esiti positivi solo parziali, nonostante l'impegno mio e di altri, a causa delle cattive condizioni generali e che il mio fatturato 2012 si ridurrà del 50% per mancati introiti e per aumento dell'imposizione fiscale [con conseguente fallimento della mia fragile attività imprenditoriale].
Quindi salita tranquilla.
"La Fessura" al Piccolo Dain di Pietramurata, di Grill e soci, sembra fare al caso nostro.
2. Sulle curiose evoluzioni strong di un guru alpinistico di chiara fama, in precedenza tacciato di buonismo
Già ho scamonato su L6, optando per il canale terroso a sx anziché per il fessurino strampiombante con cui - da rel. - si conclude il tiro: le dita - carenti di allenamento - non volevano saperne di tirare il fondo sfuggente della spaccatura per andare a prendere la protezione - un nut - distante q.b. [e non certo in distanza da Ao].
E mi verrebbe da scamonare anche qui, su L8, dato di VII-: se il grado assegnato è omogeneo con le difficoltà incontrate più sotto, mi sa che il traverso a sx e il successivo fessurino saranno una bella legna.
Sono lì lì per chiedere a Dario di fare lui il tiro.
Però poi parto. En poc per ü en bras a la mama.
Il mio avanzare sulla lunghezza è circospetto, lento, da lombrico strisciante. Tutt'altro che una pedalata...
I ch sono da conquistare; e la roccia, per quanto buona, da verificare sempre.
Risolvo il tiro - magnifico per bellezza e per intelligenza di chiodatura - evitando non so come il volo, non grazie alla forza - che non ho - ma grazie a vent'anni di esperienza di croda.
Per fortuna doveva essere una passeggiata da pensionati.
Perché Grill è cambiato così?
Che cosa ha riacceso in lui il sacro fuoco dell'arrampicata psichica e impegnativa, lo spirito del samurai?
Le critiche dei detrattori? [www.forum.planetmountain.com - qui (artearrampicata.wordpress.com) le sue risposte]
I suoi recenti vagabondaggi nel regno degli Antichi?
Bah...
Non è così importante saperlo.
La via è superba.
E io, da vecchio ronin in disarmo, non posso che accettare e apprezzare il dono.
3. Su Monti e il bene comune, la Rossa e i Vampirla
Sulla via incontriamo Danilo, Ivan e il loro amico Lorenzo.
Partono dopo di noi e ci accompagnano per tutta la salita.
All'uscita li aspettiamo per quattro chiacchiere e una birra.
In discesa argomento di discussione con Danilo è la situazione economica e politica.
Drastico, molto conciso e ineccepibile il suo giudizio sul governo Monti: "Sono come gabellieri medioevali. E lui è al governo dell'Italia non per salvare il Paese, ma le banche [intermarketandmore]."
Eh, sì...
Mi sa che è proprio cosi...
Finiamo la giornata in un nuovo locale di fronte a Red Point, ad Arco.
È gestito da due ragazze slave molto carine e dalle forme generose.
Mentre i miei soci ordinano la solita lager, io faccio l'originale e chiedo una rossa.
"Russa? Una birra russa?", chiede la ragazza che è venuta a prendere le ordinazioni.
Che sia russa lei?
No, secondo me è ceca.
"No, no... Rossa, birra rossa... Non ne hai?"
"No, noi abbiamo - e conosciamo - solo birre bionde..."
La guardo interrogativo.
Sarebbe troppo complicato risolvere il misunderstanding interculturale. E io sono stanco.
Rinuncio.
Vada per la bionda.
L'alcool, bevuto a stomaco vuoto, libera il fiume dei ricordi: parliamo di "Tempi Moderni", del "diedro Casarotto", del "Pesce".
Dei bei tempi andati.
E di quelli che verranno.
Lontano da qui, da questo mondo di avidi vampirla.
La risoluzione del problema della vita
si scorge
allo sparire di esso
L. Wittgenstein Tractatus Logico-Philosophicus,
6.521
1. Alla sosta dei bombardati
S16.
Dario, sul tiro, commenta laconico: "Occhio che qui viene via roba anche solo a muovere le corde".
Sta puntando a una fessura che ha un aspetto orrido.
Ma anche la cengia obliqua a sx che vi si esaurisce sotto dev'essere un bel merdaio.
Per prudenza mi stacco dalla sosta e mi sposto a dx sulla - per fortuna - ampia cengia che ospita la sosta. Non troppo, perché anche a dx, dall'ampio colatoio per il quale dovrebbe salire la "Detassis", piovono pietre.
Non passano due minuti che un sasso grosso come una pera, smosso dalle corde, parte e si disintegra tra i due fix del punto di fermata.
La rosa di schegge mi avrebbe preso in pieno.
Intanto Dario continua con la sua strenua lotta con l'orrenda fessura. Sempre in libera. Quando io arriverò in zona non mi farò scrupolo a tirare tutto il tirabile: il rischio di volare appesi a lame di un qualche centinaio di kg non è per niente remoto.
Finito il tratto strapiombante, Dario rallenta.
Tituba.
Poi urla: "Occhio!"
Una scaglia di una decina di kg si stacca sotto il suo piede e scende roteando verso il punto di sosta.
Si schianta sul ghiaione circa 3 m. dietro.
Beh...
Complimenti agli apritori.
Ottima scelta per la sosta, eh?
2. L'iperuranio dei comodini volanti
Mai trovata roccia così brutta, in Val di Sarca.
4 ore e 30' per salire i primi 700 m. di via. E 6 per arrivare fino a L24.
Dopo la fessura orrenda, la via prosegue prima per un vago spigolo [L18 e L19, il III più delicato del mondo], poi per un'ampia rampa-camino vegetata, e quindi torna ancora sulla continuazione dello spigolo di cui sopra.
Si avanza lenti perché si deve verificare tutto.
E spesso si è costretti a usare per la progressione gli appigli e gli appoggi "meno-peggio".
Gli spit, piazzati dove la roccia è sufficientemente solida da tenere, e quindi a distanze random, non sono sufficienti a rendere la via sicura.
In certi punti, in caso di volo, si verrebbe giù accompagnati da una discreta cubatura di blocchi smossi, oltre che dal fix di protezione e dal macigno in cui è piantato.
Su L22 inizio a cedere.
Supero il primo strapiombino [VI+ abbondante], poi sono costretto a progredire a suon di fix: arco plantare e alluci gridano vendetta anche solo a indossare le Cobra da combattimento [che pensavo più larghe]; e i piedi non sopportano più il minimo contatto con la roccia.
Dario risolve L23 con 2-3 p. di artif. [sono i primi].
Quindi io riparto per L24 [che non è IV]. Passo in libera solo il primo muretto, fatiscente.
Poi il dolore ai piedi e la qualità della roccia hanno la meglio: e mi metto a tirare tutto il tirabile.
In sosta sono costretto a far passare davanti Dario: gli farò da piccolo fino all'uscita, arrampicando in scarpe da ginnastica.
Se stessi davanti sui tiri che ancora mi toccherebbero da primo, rischieremmo di fare notte.
3. "Senso" lèghetai pollakòs
Tempo fa mi sarebbe piaciuto scrivere un post sull'argomento.
Poi avevo rinunciato: non riuscivo a dare una definizione analitica del concetto di "senso".
"Sensata" è una frase che ha significato, ma anche una traccia che porta da qualche parte, o un'esperienza che suscita sentimenti di pienezza.
E "insensato" che cos'è?
Una frase con parole messe a caso?
O parole fatte di lettere combinate assieme alla sanfasò?
O un sentiero che si perde?
O un bosco con totale assenza di tracce?
O esperienze che suscitino sentimenti di vuoto, o di disperazione?
O assenza di sentimento?
No, non funge.
Non funge proprio.
Il fatto è che "senso" [nel senso di "senso" dell'esistenza] è una metafora, un simbolo: ciò a cui la parola rimanda sfugge sempre; si dirama in molti rivoli di significato, alcuni dei quali incompatibili gli uni con gli altri.
Quindi hai voglia di cercare di dare una definizione a quello che, per definizione, non è definibile.
Però la domanda su che cosa dia senso è ancora lì, in sospeso.
Per esempio, perchè, adesso che sto scendendo nel bosco, al buio, per il comodo sentiero 411 che dal Rif. Don Zio porta a Comano, sono felice?
E perché lo sono dopo aver percorso 1.300 m di parete in disgregazione, su una via proprio brutta e soffrendo come un fachiro?
Mi tornano in mente le parole di Drukpa Kunley: "Illusoria" è qualunque esperienza che ci capiti di vivere, così come i sentimenti che la accompagnano.
Illusorio l'amore.
Illusoria la tristezza dell'abbandono.
Illusoria la felicità per il successo.
Illusorio il dispiacere per il fallimento.
Aggiungerei alla lista: "illusoria è anche l'esaltazione a fine battaglia".
Sarei ancora felice, adesso, se uno dei blocchi speditimi giù dall'incolpevole Dario mi avesse centrato?
E ancora, questa sensazione di pienezza non è, forse, un inganno elevato al quadrato, nel senso che potrebbe portarmi ad affrontare ancora salite simili e a far aumentare le probabilità che il mio povero corpo incappi in qualche macigno volante in parete?
Ma resta la domanda del senso della felicità di questi momenti.
Salendo "Ipercasale" ho fatto qualcosa di particolarmente giusto?
Quali miei comportamenti sta marcando come particolarmente significativi, se non addirittura di importanza vitale la mia emotività esasperata da fame, sete e stanchezza?
Che sia solo un effetto rebound?
Che sia tutto dovuto solo al fatto che, dopo essere usciti dalla parete [caos incoerente di blocchi accatastati inframmezzati da alberi, arbusti, sterpi] - salito il canalone che, sopra il margine alto della muraglia verso dx porta alle faggete dei pendii settentrionali -, siamo poi sbucati sui rasserenanti prati sommitali del Casale, con magnifica vista sulla piana del Bleggio e sul Brenta innevato, più in là?
No.
Anche sull'ultimo tiro, mentre - in sosta - sentivo il cupo frombolio dei blocchi che Dario sganciava a intervalli irregolari e indifferente li osservavo perdersi nell'abisso dietro di me, o mentre guardavo i camosci sul pilastro sommitale a dx dell'uscita di "Fiore di Melo" che guardavano noi, stavo bene.
Masochismo?
Non ci capisco più niente.
Poi, senza motivo, mi viene in mente una delle note all'intro al testo di Drukpa Kunley: "Il mondo della sofferenza e della confusione [samsara] alla fine è identico alla pacificata essenzialità [nirvana] che si raggiunge quando si sfugge al cerchio delle trasmigrazioni."
Che sia qualcosa del genere?
Si, però... Alla fine che me ne importa?
Sono felice, no?
Allora meglio godersela.
Finché dura.
4. Ipercasale - Seconda parte - Integrazioni alla rel.
L17 - Spigolino, rampa a sx e fessura fatiscente. Tiro molto pericoloso [VII- o V+ e Ao];
L18 - Uscire a sx dal camino in cui evolve la fessura e proseguire per il successivo, vago spigolo di roccia friabile [V]; sosta su ballatoio sulla sx.
L19 - Ancora per lo spigolo, muretto inconsistente [IV], quindi obliquo a dx fin sotto un ampio camino.
L20 - A dx, a prendere una rampa per la quale si torna a sx. Per gli attriti della corda faccio sosta a un albero a sx di un fix con maillon rapide di calata. S19 è circa 10 m. più in alto, sulla sx, a camino concluso.
L21 - Spigolo fatiscente; tenere la sx. Impressionante la vista sul muraglione giallo alla sua sx.
L22 - Fessura obliqua verso dx e serie di strapiombini; libera per Dario [VII/VII+];
L23 - Breve placca compattissima; 3 p.A. anche per il socio.
L24 - 15 m. in traverso a sx su cengia; poi muretto friabile, placca, diedro [tutto molto instabile], cengia, ancora a sx; sosta su 1 fix [VI o V+/Ao];
L25 - Non ricordo bene; parete rotta; comunque non è III. Noi abbiamo fatto sosta su cengia sopra una macchia di mughi; la sosta giusta dev'essere sotto; la nostra sosta è in posizione pericolosa per la possibile caduta di macigni sospesi; anche la sosta originale non dev'essere messa bene, quanto a potenziali bombardamenti;
L26 - Fessura, al suo termine 1 m a sx fino a un albero, quindi di nuovo a dx; da qui in obliquo a dx per parete rotta a un pino; Dario vi attrezza una sosta intermedia per evitare eccessivi attriti [30 m - VII+];
L27 - A sx per parete erbosa a un bel toboga scavato nel muro; quindi diritti e a dx;
L28 - Muro strapiombante a tacche; atletico; per Dario 2 p.A., mi pare;
L29 - Strapiombo fatiscente; in pochi m 5 fix, che Dario tira senza ritegno [la roccia è davvero pessima]; quindi più o meno diritti per roccia vegetata a blocchi, un po' più solida, fino a poter obliquare a sx a un boschetto sospeso sotto la nicchia di fine itinerario; sul libro di via sono riportate 2 ripetizioni [2011] oltre a quella degli apritori;
L30 - Dario non trova la traccia d'uscita segnalata dagli apritori e sale un diedro-fessura inclinato che vince il muro terminale circa 20 m a sx rispetto alla nicchia di fine via; ben proteggibile a friend, roccia discreta.
Discesa
Salire il bosco sommitale sfruttando un vasto, ripido canale sulla dx e uscendovi dal colletto al suo termine; da qui è ci si imbatte nel sentiero [poco segnato] che sale dalle Sarche; a questo punto o si scende per esso fino a fondovalle [circa 3 ore - noi l'abbiamo trovato innevato e abbiamo abbandonato l'idea] o si sale per altri 50 m. di dislivello circa fino al bellissimo pianoro sommitale e al rif. Don Zio. Di qui diverse possibilità di discesa.
Noi abbiamo imboccato il sent. 411 fino a Comano dove siamo stati raccattati da mio fratello Stefano che - gliene sarò infinitamente grato - ci ha poi scarrozzati comodamente in auto fino a Pietramurata.
Da vedere
Pellicola passata sotto silenzio, Machine Gun Preacher merita una visione per la descrizione, purtroppo frutto di cronaca, delle condizioni in cui versano le popolazioni tra Nord Uganda e Sud Sudan, queste ultime in particolare strette tra la repressione del governo sudanese e le crudeli scorribande dell'LRA di J. Kony nei villaggi.
Affascinante e problematica la figura del protagonista, Sam Childer, predicatore a suo agio con AK47 e RPG, in particolare a difesa dei bambini del Darfur.
***
Nella foto - La vetta del Monte Casale da posizione eccentrica rispetto all'uscita di "Ipercasale". La ripresa è fatta dalla sx, forse dall'uscita della ferrata "Che Guevara"..
Senza mutua,
alla giornata,
vivono gli eroi
più soli dei cani...
Si contemplano in eterno
per la compagnia
di uno specchio...
Si uccideranno sulle rocce
mendicando l'invidia dei frustrati,
profaneranno i loro templi.
A. Gobetti, Il mestiere dell'eroe,
in Una frontiera da immaginare, Torino, CdA e Vivalda, 2001.
1. È un disasto
Raggiunta una certa età, temo sia inevitabile.
Però toccare con mano la propria fragilità lascia sempre un po' così.
Due settimane fa la botta al ginocchio in Casale.
Il dolore non è ancora passato del tutto. Quindi è probabile una micro-frattura alla rotula, sulla quale ritengo poco opportuno intervenire: un'eventuale immobilizzazione dell'articolazione con gesso non servirebbe a un granché. Il problema è in superficie, in corrispondenza dell'attaccatura del tendine rotuleo sulla rotula.
Se il ginocchio non va a toccare altro, tutto ok.
Se, per sbaglio, con la rotula sfioro una superficie dura, ... ahia!
Ma l'articolazione va, bella fluida.
Quindi aspetto.
Il fatto è che ho comunque calato l'attività per consentire alla gamba di riprendersi. Quindi niente dislivello e poca arrampicata.
Conseguenza: mi è calata la muscolatura della schiena.
Così oggi, facendo le pulizie a casa, ... zac! Colpo della strega a livello di L2.
Vietati i movimenti di torsione e di piegamento, altrimenti il male mi immobilizza.
Lo sapevo: se non tengo allenata la parte, sono cazzi.
Quindi da domani subito palestra per ridistendere le vertebre e rinforzare addominali e dorsali.
E per non farci mancare niente, squarao.
Da un paio di giorni.
Dicono che sia un virus parainfluenzale. E che passa in un paio di giorni.
Speriamo.
O qui tra un po' mi tocca andare in una casa di cura per climber prepensionati lungodegenti.
Non è che conoscete qualcuno che impartisce benedizioni, per caso?
Vabbe'...
***
Soundtrack - The Adjustor
Octopus Project - One Ten Hundred Thousand Million [2005]
Il brano [The Adjustor] è apotropaico.
PS - Un "grazie" in particolare a Jaguaro di www.verticalmente.net per le continue segnalazioni di brani e autori interessanti. E in bocca al lupo a tutto il forum per la nuova avventura.
PPS - E per gli alpinisti di scuola psichedelica rimando a questo bel brano di Andrea Gobetti [www.verticalmente.net], i cui scritti, centellinati come non mai, sono sempre più preziosi.
***
I commenti di Paolo
Piove e piove... A forsa de fa panel, mi son venuti i calli da prese resiniche... E me so' quasi lussato una spalla nella tipica manzuolata con incrocio in allungo, lolotte e Janiro incorporata... 'Na roba da orango embriago [Ma quando mai, in parete? Manco da terzo!].
Vedo che non va meglio a te.
Mi raccomando. Gli estimatori ti esigono bello pimpante per la stagione alle porte.
Ciauz.
PS - Minchia, nel leggere la citazione del Gobetti il gesto apotropaico scatta istintivo.
Per tutto, AUGURI!
Ma tu ci credi che portano sfiga? Paolo
Respondeo
Beh, per gli auguri e la sfiga, in effetti dicono che l'augurio "Auguri!" non porti bene; nel dubbio si può ovviare con un più discreto "In bocca al lupo", apotropaico anch'esso.
Il brano di Gobetti è forte. Mi è sembrato significativo segnalarlo perché mostra, con molta chiarezza, come, a portare sfiga, alla fine siano i programmi inconsci - per lo più tradotti in immagini, i film interni - che alcuni di noi si portano dentro.
Trovare una via d'uscita dal Tartaro - o, quantomeno, imparare a frequentarlo nella maniera più serena possibile - può essere per costoro questione di vita o di morte.
Quindi la toccata di attributi è più che dovuta.
Grazie per il commento.
Bye Sandro
Nella foto - Pilastro Gabrielli. Aspirando a un rapido recupero... .
Serra la bocca, non far scivolare lo scudo
Stringi bene la tua maschera antiproiettile
E se loro cercano
Di distruggere il tuo travestimento
Con le loro domande
Ti puoi sempre nascondere
Dietro occhi paranoici
[...]
Hai creduto alle loro storie
Di fama, fortuna e gloria
Ora sei perso nella nebbia
d'una soffice mezz'età alcolizzata
Alla fine il traguardo si è rivelato esser troppo alto
E tu ti nascondi
Dietro miti occhi castani
Nel ciclo delle mie numerose vite, sono stato una dopo l'altra ogni creatura;
Io non ne ho che un oscuro ricordo,
pressappoco deve essere stato così:
Se oggi amo molto la birra, sicuramente devo esser stato un'ape;
Se sono sempre libidinoso, ciò è perché sono stato anche un gallo;
Se a volte sono collerico,
ciò è perché devo esser stato un serpente;
Se spesso sono pigro, questo è perché fui di sicuro un maiale;
Se sono così miserevole, è perché sarò stato ricco e avaro;
Se sono senza vergogna, sarò stato sicuramente un folle;
Se sono talvolta bugiardo, è perché sono stato un attore;
Se i miei modi sono così grossolani, è perché fui pure una scimmia;
Se ho il gusto del sangue, è perché di certo fui un lupo;
[...]
Ma non posso certificarvi che tutto ciò sia vero.
Provate a vedere da voi stessi. Che cosa ne pensate?
G. Chapu Il folle divino. Drukpa Kunley yogi tantrico tibetano del XVI secolo, cap. IV
trad. it. A. Mengoni, Centro Nirvana, Roma
1. Lungo termine, breve termine
Tempo fa mi chiedevo che senso avesse la programmazione, il lungo termine, in un mondo nel quale ciò che vale davvero sembra essere racchiuso nell'istante estatico del qui-e-ora o dell'eterno [uno dei più classici esempi di coincidentia oppositorum].
Adesso forse ho qualche elemento in più per rispondere.
Alla fine perché l'attimo ha tutto questo fascino? Che cosa dà al qui-e-ora tanta forza?
L'incertezza del domani [in comunità povere le persone spesso non sanno nemmeno se il giorno dopo saranno ancora vive; quindi mangiano l'uovo oggi, sapendo per esperienza che la gallina di domani è frutto di pura immaginazione; in questi ultimi anni nella nostra stessa società fare programmi che durino più di un tot, in un contesto che cambia in continuazione e in modo imprevedibile, è diventato sempre più aleatorio: dei progetti che ho scritto e seguito in questi ultimi due anni, non ce n'è uno che non sia stato soggetto a revisioni più o meno ampie nell'arco di pochi mesi];
Il fatto che, vincolandosi a un piano, ci si imbriglia in ruoli o limiti che potrebbero impedirci di dare risposta a esigenze per noi fondamentali - magari cambiate rispetto al passato - sfruttando occasioni che si presentano ora e - lo sappiamo - non si presenteranno mai più;
L'intensità di ciò che si prova in quelle occasioni;
La facilità con cui si possono sperimentare certe forme di benessere estatico [non ci vuole poi molto per bersi una buona birra o farsi un caffé];
L'apparente casualità con cui - negli altri casi - il godimento del qui-e-ora è conseguito, al punto che in diverse tradizioni si sostiene che puntare consapevolmente a tale condizione è controproducente: il momento perfetto arriva se deve arrivare; al fondo di questa posizione c'è una contestazione radicale all'idea per la quale, al mondo, chi fa il bravo è premiato e i cattivi sono puniti.
Questi stessi motivi sembrano scoraggiare la programmazione e l'impegno a lungo termine.
Ma sono molte anche le insidiose trappole che si spalancano sotto i piedi di chi ha un atteggiamento orientato al qui-e-ora e nemmeno tenta di anticipare quello che verrà e di influenzare a proprio vantaggio gli eventi della propria vita.
Bruci le poche risorse che hai solo per sfamarti oggi? Ti privi della possibilità di avere riserve che ti consentano di migliorare la tua vita anche domani e oltre; e domani sarai al punto di partenza, con l'unica certezza di non avere nemmeno le risorse su cui potevi contare oggi;
Cavalchi l'onda e insegui le opportunità del momento, dando risposta ai tuoi bisogni non appena si manifestano? Alla fine ti ritroverai con, in mano, il pugno di mosche di una serie di esperienze occasionali ormai bruciate, slegate, senza valore; e tu sarai a malapena i "centomila io" che sei stato momento per momento;
Godi dell'istante? Preparati al rebound, all'enantiodromica ricaduta verso il basso; tutto sta già congiurando perché arrivi;
Agisci senza valutare le conseguenze della tua azione, nella vaga speranza di un'imprevista e imprevedibile esperienza di picco? Come dicono i latini, "Primum edere, dein philosophare"; se muori di fame, avoja di aspettare l'estasi; sì, le visioni sono garantite, ma in forma allucinatoria.
Certo, ovvio che il mondo non premia chi fa il bravo: questa è una delle panzane più grandi che ci hanno inculcato da piccoli.
Però deve esistere un sentiero, una traccia sottile, che consenta di evitare le conseguenze peggiori dei due opposti approcci.
Ci dev'essere un modo per prendere in mano la propria vita.
O no?
O siamo condannati a oscillare vita natural durante tra una libera, ma inconcludente spontaneità senza direzione e rigide regole che garantiscono - sì - la pancia piena, ma solo in cambio di un'esistenza mediocre?
Bel dilemma.
Dicono che, quando tu poni domande, la vita risponda.
Chissà come risponde, quando le domande sono dilemmatiche?
Risponderà "Forse che sì, forse che no"?
Che cosa te ne fai, di una risposta così?
Che le risposte possibili siano invece tre, o quattro, o cinque?
Bah...
2. Down
L13 di "Ipercasale".
Secondo fix.
Mentre me ne sto lì, allungato al massimo con la punta delle dita della mano dx su un nasetto abbastanza infinitesimale, ma all'apparenza sano, tentando di moschettonare la piastrina successiva, ... strack!
Il nasetto si stacca.
E io precipito.
O, meglio, volo.
Un voletto di un metro e mezzo.
Robetta.
Però, siccome - come il più imbranato dei principianti - nel cadere tento di prendere la corda per stoppare da me la discesa verso il basso, mi avvicino troppo alla parete e, invece di venir giù con una bella, rotonda planata ad arco come da manuale, precipito a mo' di mattone, picchiando il ginocchio sx contro la parete.
Solita ondata di dolore. Ormai mi ci sto abituando.
"Tutto bene?", chiede Dario. Ormai ci si sta abituando anche lui.
"Sì, sì", rispondo.
La rotula è sanguinante, ma ancora lì.
Quando il dolore si attenua, riparto.
Fix successivo agguantato in artif.: la gamba è dolente e tremolante.
Sempre con foga afferro il ch che segue, piantato in una fessura terrosa.
Quello, una lama sottile, mentre lo carico, come farebbe ogni lametta piantata nelle infide fessure del Casale, inizia a sfilarsi; ma poi decide di graziarmi e ferma la sua fuoriuscita a 2 cm massimo da fine corsa.
Mi precipito con le mani sulla prima presa buona e carico subito i piedi.
Sarebbe stato un altro bel volo.
Sandro, lo sai.
Sì, il male al ginocchio ti rintrona il cervello.
Ma adesso basta con le cazzate, eh?
Con arrampicata zoppicante finisco il tiro e recupero Dario.
Riusciremo a salire ancora L14, L15 e L16.
Poi, dopo aver solo adocchiato i maestosi e opprimenti 500 m di parete terminale sopra il pilastro Zambaldi [un "coso" piuttosto impressionante alto 300 m, che appare un triangolino giallo e grigio, da valle], siamo costretti a valutare il da farsi.
Il mio ginocchio, soprattutto nelle lunghe attese in sosta, si irrigidisce e si gonfia.
E ogni volta ripartire è sempre più doloroso.
Nonostante i tempi, ottimi [in 5 ore siamo arrivati a metà via], non riuscirei a salire altri 12 tiri e a farmi 4 ore in discesa nel bosco, al buio, con la gamba ridotta così.
Dobbiamo buttare le doppie.
Giù.
3. Buona Pasqua
Non scriverò per un po', temo.
Approfitto di questo aggiornamento per augurare una buona Pasqua a quanti passeranno di qua.
Fate i bravi.
***
Soundtrack - Paranoid Eyes
Pink Floyd - The Final Cut [1982]
Nella foto - Ralf, di bianco vestito, supera il tettino finale di L4, su "Zero Negativo", Mandrea.
Sì, so che non è una foto di ieri [quelle, le ha fatte Dario e le ha lui sulla sua nuova Olympus, dove mi sa resteranno per un bel po']; e so che avevo promesso che avrei caricato la photogallery delle vie in Mandrea. Ma so anche che ultimamente le mie sono sempre più spesso promesse da marinaio.
Così è.
L'oro, il denaro e i gioielli sono felicità illusorie,
Come pure perdere la fortuna è una tristezza illusoria.
Prendete rifugio nell'uomo che non possiede niente!
Una deliziosa compagna è una felicità illusoria,
E illusoria è la tristezza di vederla partire.
Prendete rifugio nell'uomo che non ha né famiglia né amici!
Incarnarsi in un corpo splendido è una felicità illusoria,
E lasciare poi questo corpo è una illusoria tristezza.
Prendete rifugio nel cuore della condizione umana!
Soddisfare le proprie ambizioni sociali è una felicità illusoria,
Vedere gli altri che soddisfano le loro è un'illusoria tristezza.
Prendete rifugio nell'uomo infinitamente generoso!
Raggiungere lo scopo della vita è una felicità illusoria,
Vedere corpo e mente separarsi alla morte è un'illusoria tristezza.
Prendete rifugio nello sforzo per la felicità eterna!
G. Chapu Il folle divino. Drukpa Kunley yogi tantrico tibetano del XVI secolo,
trad. it. A. Mengoni, Centro Nirvana, Roma
1. Pilastro Gabrielli - L4
Certi tiri sono da prendere così, con rassegnazione.
Alzi la testa, vedi metri e metri di fessura larga, sprotetta, di VI.
E sai che dovrai andare, centellinare le protezioni e ancora andare.
E allora si va.
Siamo sul Gabrielli come ripiego [per modo di dire].
Avevamo programmato "Zero Negativo", di poco più a dx [a Ralf è venuto il trip per l'artif.].
Ma la mattina, nel preparare lo zaino, avevo scoperto di aver perso il mio unico talon. E Filippi raccomanda la ripetizione della via con almeno 4 ganci da artificiale.
Quindi niente "Zero Negativo".
Per impiegare utilmente la giornata, abbiamo cacciato il naso sui primi tre tiri di "I Must Go On" [L1 - VI molto allegher e poco chiodato, in libbera; L2 - Muro artif. appena strampiombante a onde che lascio volentieri al socio; qualche p. A2 su cliff; L3 - Placca erbosa [con 1 ch nascosto] e diedro faticoso di impostazione in artif.] per concludere in bellezza con le magnifiche fessure del "Gabrielli", che a me manca ancora.
Ecco perché siamo qui.
Sì, devo andare.
Alzo la testa, faccio un respiro profondo e vado, con vuota, nirvanica rassegnazione.
Per L4 utili i fr rosso e giallo BD doppi per l'ultimo tratto di fessura-diedro oltre la sosta a pressione.
2. Via dell'Obliquo - Dalle parti di S6
Adesso capisco perché molti ne parlano e pochi la ripetono, pur essendo una delle vie più facili di Mandrea.
Dopo 3 bei tiri in fessura, la via prende un vasto rampone obliquo verso sx, sporco, vegetato e con roccia sempre da verificare.
Roba per amanti di rumeghi lucani.
Non era questo il programma.
Il fatto è che anche oggi abbiamo toppato con il materiale: per "Zero Negativo" era poco.
Ralf se n'è rimasto una buona mezz'ora in meditazione, appeso a un cliff all'inizio del famigerato traverso di A4 a guardare sconsolato il chilometrico vuoto di protezioni tra l'unico fix del tiro [1 m. a dx sotto la sosta] e le due piastrine, lontane, 12 m. più in là.
Poi si è arreso all'evidenza.
Avremmo avuto bisogno di 4 cliff tipo talon da lasciare come precari ancoraggi nei buchi scavati e di un paio a testa per la progressione.
Altrimenti, a fare il tiro con solo 2 cliff a testa, in caso di pendolo, il misero fix a dx della sosta e la sosta stessa si sarebbero presi una bella botta.
Meglio non fare esperimenti di tenuta.
Così, dopo aver visto passare davanti ai nostri occhi L1 [fessurona mandreana da proteggere], L2 [muro appena strapiombante a onde su protezioni spesso precarie: frequenti i cordini da 3-4 mm di materiale e tenuta ignoti annodati attorno a spuntoncini e clessidrine, inframmezzati da 2, max 3 sequenze su cliff, A3], L3 [placca erbosa di un più che solido V+], L4 [obliquo a dx sotto un tetto; pendolo evitabile con duro pass. in libera, più preoccupante per il secondo - VII+] e L5 [obliquo analogo sotto la continuazione del tetto - VII sost.], ci siamo ritirati.
Da dove eravamo [L2 di Via dell'Obliquo], potevamo o calarci ancora e andare a riprendere - chennesò - "Black Hole" [ma io l'avevo già fatta; e DDT, si sa, non ripete] o proseguire per l'Obliquo.
Considerate le poche ore di luce ancora a nostra disposizione, abbiamo optato per la seconda.
Finora non abbiamo fatto altro che traversare.
Adesso per fortuna si sale.
Nella verzura, ma si sale.
Selvaggi boschi sarchigeni sospesi accolgono indifferenti il nostro passaggio fino a risputarci - ptui! - sull'altopiano.
3. Bastards
Ginetto lo sa.
Ogni suo desiderio è un ordine.
Aveva accennato lui alla proposta di ripetere "The Bastard" [via non recensita, a quanto mi risulta, in guide o in siti web di sorta].
E Ralf e io abbiamo abboccato.
Certo che trovare 540 m di sviluppo sulle Coste d'Anglone... Ci vuole tutta.
Dove sale?
Io, qualche sospetto, ce l'ho: dev'essere dalle parti della Via "Sass de la Vecia", quella degli Esseri Scornacchiati.
Ho come l'impressione che la roccia non sarà un granché.
CVD, l'itinerario inizia circa 50 m. a dx de "Il Sass...". Trovo io l'attacco, mentre i soci, speranzosi di roccia migliore, sono rimasti a cercare la via più a nord, dalle parti di "Anche le Donne...".
Secondo la rel. copiata al bar delle Placche non sono necessari friend e nut.
Però, per non saper né ridere né scherzare [e messi sul chivalà dal nome della via], noi ne abbiamo una dotazione minima [dal 0,5 dmm al 3 Ande].
E per fortuna.
Mentre, come al solito, sto conducendo su L1 e maledico il fatto di non essermi portato anche il 4 e il 5, sento una cordata arrivare all'attacco e chiacchierare con Gino e Ralf.
Sono Andrea Zanetti e socio, anche loro intenzionati a ripetere "The Bastard", ma rinunciatari perché anticipati da noi.
"Com'è la via? Chiodata?", chiede Gino.
"Sì, sì: non serve niente".
Sento allungarsi il naso e accorciarsi le gambe del fedifrago fin da quassù, per quanto impegnato - io - dal 5c [VI] vieppiù sostenuto del tiro.
La via manterrà fino in fondo le sue promesse di intrinseca bastardaggine.
L1 - Fessura, in obliquo a dx, altra fessura diedro, poi a sx; 1 fix sul tiro, più altre protezioni sparse qua e là [1 cordino rosso nuovo tolto da Ralf] [40 m. - VI+];
L2 - Muro a sx della sosta e boschetto sospeso piuttosto ripido [40 m. - V];
L3 - In obliquo a sx su roccia fatiscente [si sfalda a buccia d'arancia! - 20 m. VI];
L4 - In traverso e in obliquo a dx per bella parete rossa e gialla [25 m. - VIII- per Ralf];
L5 - A sx della sosta, diedrino, placca e fessura; chiodatura irrazionale per la libera [35 m. - VII e Ao o VII+ e Ao];
L6 - La rel. dice 7a e 2 p. Ao; Ralf riesce a salire in libera da secondo solo qualche m della placca strapiombante e qualche m del traverso a sx sotto il tetto; per il resto V+, Ao e A1 [30 m. - VII e A1];
L7 - Traverso a sx, tettino, 1 p. Ao e placca; sosta a sx [15 m. - VII- e Ao];
L8 - A dx, placca scagliosa, alberello, altra placca scagliosa [40 m. - VII- e 1 p. Ao];
L9 - Cambio di testimone: passa davanti Ralf; traverso a dx, fessura verticale [1 manettone rotto sotto le mani di Gino], a un pilastro staccato [occhio!] a dx; quindi alla sosta per diedro con blocchi molto instabili; pericoloso [30 m. - VII e 1 p. Ao];
L10 - In obliquo a sx [V+ tra terra e placca], quindi per vago varco tra gli alberi [50 m. - V+];
L11 - In obliquo e diritti per bella placca - sporchina - con chiodatura lunga [30 m. - VI+];
L12 - In lungo obliquo a dx fino a un bosco sospeso [55 m. - VI]; vecchio cavo d'acciaio poco sotto la sosta [boscaioli?]; il libro di via non è più nel buco; ce n'é qualche resto sparso nel boschetto più sotto; un ripetitore deluso e incazzato? Mah...
L13 - Strapiombo molto faticoso [Ao e A1], placca appoggiata prima diritti e poi in obliquo a sx; nell'ultimo tratto le erosioni si accentuano, ma con la verticalità del muro; e le protezioni si allungano [VII+/VIII-]; tiro chiave; gran pelo di Ralf [40 m.];
L14 - Magnifica placca tecnica sarchigena e bosco [40 m. - VII+];
L15 - Diedrino e placca fino alle piante d'uscita [40 m. - V].
Sono le 18:30.
Tra poco sarà buio.
Riavvolgiamo le corde e, con la ridotta rapidità consentitaci dalle nostre vecchie, stanche gambe, ridiscendiamo nel crepuscolo, attraverso i boschi sconvolti e abbandonati di Anglone alta.
PS - Mi spiace: non riesco né a caricare tutte le foto [la digitale, con pile nuove, adesso funziona], né a rispondere ad Alberto e a Paolo, che mi hanno scritto...
Alla prima occasione faccio entrambe le cose. Bye
***
Soundtrack - Bastards
Sophia - The Infinite Circle [1998]
Nella foto - "Zero Negativo" - L6 - Ralf in meditazione su cliff .
1. Per non restare troppo indietro...
Segnalo alcune salite realizzate sulla parete di Castel Presina nel dicembre 2011 e nel febbraio 2012.
Quattro Passi su Marte
Bella via, ben protetta e di divertimento su difficoltà continue. Faticosa L1. Usato un fr 2 Ande su L3.
Baby Doc
Itinerario breve, ma molto interessante. Il cordone al primo fix di L1 è secco e segnato: vietato volare. Sarebbe opportuno che qualche anima buona salisse con coltellino e cordone di ricambio per sostituire il canapo vecchio. Da L2 la chiodatura si fa più benevola. Su L5 in libera fino ai 2 fix del muretto terminale. Il dichiarato 7b in libera mi sembra un bel 7b sostenuto, anche considerata la continuità della fessura sottostante.
Saluto al Sole
Ripetuta ieri, in pessime condizioni di forma, almeno per me [2 resting su L2, VII di continuità: le prese ci sono tutte; è il bicipite a mancare]. Comincio a pensare che attività impegnative come la progettazione assorbano - non so come - energie non solo fisiche, ma anche di altro tipo.
Altrimenti, a parità di allenamento e con condizioni alimentari non modificate in modo sostanziale, non riesco a spiegarmi un calo di prestazioni così netto nell'arco di 3 settimane. Che la cosa abbia a che fare con l'applicare l'intento per dare ordine - per quanto solo in chiave pianificatoria - ad ambiti dell'esistente che, lasciati a sé stessi, cadrebbero nel caos? Impiegare energia per dare forma forse non è come impiegarla per creare [ad esempio una nuova vita o un'opera d'arte].
Però deve togliere un bel po' di forze.
Bah...
Sempre detto, io.
Il lavoro debilita l'uomo.
L3 e L4 di scarso interesse.
Lavori all'Aria Aperta
Avambracci tostati a circa metà di L1, bel VII+ sostenuto e da leggere. Quindi 3 riposi per me [Ralfi passa in libera, solo con un minimo affanno; ma è anche vero che lui, alla gara di boulder del Roc, è avanti a me di un bel po' di punti, avendo chiuso tutti i gialli e perfino un rosso - info aggiornate su www.ibulder.it].
Dopo L1 la via si infila in un colatoio di roccia non impeccabile, vegetata e ricoperta di terra. Insomma l'itinerario vale una ripetizione solo in preparazione ai soliti, più ardui cimenti dolomitici.
In partenza su L3 i primi 3 fix sono stati messi in posizioni all'apparenza illogiche.
Sembrerà strano... Ma si passa proprio di lì. E c'è tutto.
Occhio alla roccia più o meno a metà diedro.
2. Domenica - Corna Trentapassi
Ha un bel dire, Ralfi, che un po' di panza è accettabile dopo i 45.
Però...
Non so...
A me sa di strano. E, soprattutto, mi dà fastidio sui tiri sul 6c di continuità in accennato strapiombo, una volta il mio pane.
Quindi nel tentativo - vano? - di recuperare la forma e i 6c perduti, oggi sono salito alla Corna Trentapassi da Vello.
Sono 1.000 m. di dislivello [sent. 263 in salita e sent. 265 in discesa - info www.rivieradegliulivi.bs.it].
Aspetti positivi: ho impiegato 1h e 30' in salita e 30' in discesa.
Aspetti negativi: so' cot; mi fanno male le ginocchia; la panza è sempre lì.
Vabbe'...
Provo a mettere la cosa in ruolino di marcia per un mesetto circa, 1 v. a settimana.
Staremo a vedere se la debacle arrampicatoria è dovuta solo all'ingrasso addominale o, come temo, alla dispersione di consapevolezza dovuta alla progettazione coatta di queste grame settimane lavorative [io preferisco le settimane lavative, eh?].
Chi vivrà vedrà.
***
Soundtrack - Birds
Sophia - Technology Won't Save Us [2007]
Coloro che conquistano i mondi celesti
con il sacrificio, l'elemosina, l'ascesi, costoro entrano nel fumo,
dal fumo [passano] nella notte,
dalla notte nella quindicina della luna calante,
dalla quindicina della luna calante
nel semestre in cui il sole si muove verso il Sud,
da questo semestre nel mondo dei Mani,
dal mondo dei Mani nella luna.
Giunti che siano alla luna,
essi diventano nutrimento
e gli dei qui se ne cibano
come si cibano della luna
con le parole "Accresciti, riduciti!".
Poiché questa [sosta] è per essi terminata, allora ritornano nello spazio,
dallo spazio passano nel vento, dal vento nella pioggia,
dalla pioggia sulla terra.
Giunti che siano sulla terra, diventano cibo e di nuovo sono sacrificati
in quel fuoco che è l'uomo e rinascono in quel fuoco che è la donna.
Giungendo ai diversi mondi,
continuano così il loro ciclo.
Ma coloro che non conoscono queste due vie,
rinascono come vermi,
insetti e tutte le specie che mordono.
1. Nevica...
Quindi niente arrampicata.
Ne approfitto per segnalare una via percorsa alla fine dell'estate: "Sendero Luminoso", con precisa rel. su scuolagraffer.
Spettacolare la visione sul Croz dell'Altissimo.
Chiedere info sull'avvicinamento all'omonimo rifugio.
2. I commenti di Paolo
Maa...
Allora sei ritornato!!!
Un paio di settimane fa mi sono collegato; e tutto taceva...
Mi sono detto: "Ostrega, ha fatto proprio harakiri. E adesso dove trovo n'altro sito così interesting???
"La tocada de maron l'ha portat bon", come dicono nelle Serenissime Lande...
Leggo tutto il tuo intervento recente sugli sconvolgimenti economico-finanziario-sociali a cui assistiamo tra l'attonito e il preoccupato.
La cosa mi interessa oltremodo per studi/letture/lavoro. Ma, con 39° di febbre, la lucidità è quella che è.
Tra Castaneda, Friedman, Adam Smith e Grill, ho un gazzabuglio in capa che fa paura.
Valà, te responde quando so' comudat mei!!!
PS1 - Comunque shakerare economia/ultramondi/climbing/universi branici tridimensionali...
Hahaha, quelli ce li metto io, ocio!!!
Sto a legge' di quella roba, ultimamente. Da svalvolati forti!!!
È davvero qualcosa di notevolmente intrigante. Complimenti...
La febbre è sulla soglia dei 40°, ora...
PS2 - Perchè non valuti una quotazione al NYSE del tuo sito... E che cz: lo fa anche Zuckerberg!
Mi sa che ora sono oltre i 40°. Te zalude!!!
3. Respondeo - 1
Paolo, osti...
Va bene che avevi le visioni da virus influenzale...
Ma quanti dialetti parli? G'ho fat 'na fadiga, a fa' l'editing...
Problemi redazionali a parte:
Guarisci!
Intendevi forse "universi brahamici"? Su gugol "branici" proprio non l'ho trovato; l'accostamento tra chi si nutre di noi suggendoci la vita e i soldi e chi lo fa fottendoci consapevolezza ed emozioni forse mi è venuto perché il secondo quadro [gli eggregori] è metafora del primo [le multinazionali della speculazione]; o, forse, perché - davvero - ci sono più livelli di avidi divoranti, fisici e metafisici [cfr. Upanishad, cit. più sopra: la natura dell'universo è di essere frutto, soggetto e oggetto di sacrificio]; in ogni caso, come sul campo di battaglia, o sulla sud-ovest della Seconda Pala, o in Marmolada, anche nella vita quotidiana [e ad avvoltoi umani e superumani] si sopravvive solo se si riesce a fare il vuoto dentro, mi sa.
Altrimenti, appunto... gnam! Si diventa cibo per babau.
"Esso è il Veggente non veduto, l'Uditore non udito, il Pensatore non pensato, il Conoscitore non conosciuto.
Non c'è altro veggente al di fuori di lui, non altro uditore, non altro pensatore, non altro conoscitore.
Esso è il tuo Atman, l'interno reggitore, l'immortale. Al di fuori di esso non c'è che dolore." Brhadaranyaka Upanisad - VII, 19, 23
E io che, tornato nel consesso umano dopo vent'anni di alpinismus, speravo di potermi avviare verso un tranquillo prepensionamento...
Per curiosità, che stai a legge', di così svalvolato?
Quanto alla quotazione al NYSE, maccerto... Eccomenò? E perchè credi sogghignasse, lo stregatto [che, in realtà, di nome fa lo "stronz-gatto"], quando accennavo all'idea di monetizzare il sito?
Grazie ancora, comunque, per l'immeritata considerazione.
E, ribadisco, guarisci e riposa.
Altrimenti le "visioni" - il Sendero Luminoso - non fungono: non sono abbastanza lucide e perdono il loro numen. Non emanano mana. Bye.
4. I commenti di Paolo - 2
Guarito? Quasi: in corso espettorazione di sostanza mucoso-granulosa di colorazione variante dal verde smeraldo al giallo paglierino; speriamo bene; manco mi avessero rifilato una pasticca di polonio 210:
Tremenda la chiusura dell'eserga a Sendero Luminoso; dunque, se non si conoscono le due vie, si rinasce come insetti, vermi o animali che mordono [minchia, mi viene in mente un'amica che mordeva di brutto; ma forse finiremmo con il divagare];
a mio modestissimo avviso il ritorno al consesso umano del homo alpinisticus è sempre transitorio, eventuale e accessorio ad altre, più impellenti incombenze;
"Universi branici" è espressione che afferisce alla teoria quantistica delle superstringhe simmetriche o stringhe supersimmetriche che dir si voglia e a una sua estensione: l'ipotesi del quantum brain, che presuppone l'esistenza di universi ulteriori rispetto a quello da noi percepibile: le stringhe, che sono i costituenti ultimi di tutto ciò che esiste nel nostro universo, sarebbero le realtà fondanti e i punti di "saldatura" di iperpiani o metauniversi esistenti in ambiti della totalità cui noi non possiamo attingere; numerosi i siti sull'argomento; ottimo per cadere subito in uno stato ipnotico introduttivo questo testo di wikipedia;
Per incominciare a confondersi le idee sull'argomento i libri in giro sono parecchi; ottimi secondo me anche perché scritti per umani [il consigliante in primis, s'intende] quelli di Stephen Hawking; molto bello Il Tao della Fisica, di Fritjof Capra, edito da Adelphi; infine se ci si vuol far male e finire a leggere pagine su pagine senza capirci un cazzettone [peggio che leggere Husserl o Wittgenstein] [e sale alla memoria il detto partenopeo brutt' ammorte, quant sso ggnurant'] è ottimo Mathematical Concepts of Quantum Mechanics di S. Gustafson e M. Sigal (che non è lo stesso di noti capolavori della settima arte quali Nico o Trappola in Alto Mare), edito da Springer; e adesso due [dicasi almeno 2] libri consigliati da DDT quali absolute to read!!!
E circa le elucubrazioni di noartri, povere pedine del vasto e mutevole palcoscenico economico-finanziario, concordo con chi ritiene che il costoso e inefficiente capitalismo sociale di mercato di stampo neokeynesiano stia velocemente cedendo il campo all'aggressivo e onnivoro capitalismo delle origini che già ha mietuto i suoi abbondanti frutti a suon di povertà diffusa, guerra globale travestita da esportazione di civiltà/democrazia, affermazione di modelli socio-economici di stampo oligopolistico e autoreferenziali e chi più ne ha, più ne metta. Lungi dal decadere in tentazioni veterosocialisteggianti, mi sa che quello che si prospetta con uomini di derivazione Goldman Sachs a cui vengono attribuiti poteri e ruoli salvifici [il premier nostrano e quello greco lo sono] è un bello schifo. Mala tempora currunt et pejora premunt [son tempi brutti, ma il peggio deve ancora arrivare].
Torniamo alle nostre pareti, ai silenzi delle nostre peccete coperte da metri di neve [ma dove? Nel riminese, altro che valli adamelline... Pensa tu com'è ormai balordo il mondo] e alle nostre innocenti faunesche divagazioni... Mi sa che ne abbiamo da guadagnarci!
Ciao Siksander [libera attribuzione da The Man Who Would Be King dell'immenso Rudyard Kipling, autore da riscoprire in barba al politically correct!)
5. Respondeo - 2
Ciao Paolo.
Facciamo che riporto il tuo post e ti rispondo dalle parti dei primi di marzo?
Devo chiudere un progettone entro il 28 febbraio. E, proprio, non ne ho.
In cambio ti segnalo il blog di Massimo Fogazzi: assimogazzi.wordpress.com, con un mucchio di rell. su salite a cascate, goulotte e pareti, recenti e meno recenti.
Buona lettura.
6. I commenti di Paolo - 3
Ogni tua gentile risposta è una dimostrazione della tua paziente tolleranza.
Ormai sono molesto; lo so. Ma scriverti ogni tanto e ricevere risposta è piacevole. PS - Ambisco [molto] a ricevere un tuo contributo letterario alla sezione di AdamelloTheHumanTouch dedicata ai racconti, magari con due fotine tue. Vedrai che fra qualche anno le royalty ti garantiranno degna integrazione alla pensione. Purtroppamente la quantificazione effettiva a oggi è difficile: troppe variabili; si sa che la matematica finanziaria è zeppa di trappole e tranelli.
6. Respondeo - 3
Ciao Paolo.
Alla fine non riesco a risponderti degnamente neanche adesso: scrivo sul sito rubando tempo a due progetti, uno da rimodulare e a uno da presentare.
Quindi lascio ai visitatori di approfondire per conto proprio, se vogliono, le varie questioni su cu offri spunti più che interessanti.
E, hem, in merito al mio eventuale contributo su ATHT:
Se c'è qualcosa da scrivere, ok. Magari in estate, 'che adesso tiengo mucho tabajo [y no dinero];
Niente foto. Sai, vero, che se distribuisci tue foto a destra e a manca, poi ti rubano l'anima?
Ok, sarò più espansivo in una prossima occasione. Promesso.
Bye
***
Soundtrack - Get to France
Mogway - Earth Division EP [2011]